mercoledì 11 giugno 2008

Ka!

Romeo è un ragazzo dai grandi occhioni blu, tarchiatello e autistico. Entra nel pullmino per ultimo, saluta a suo modo gli altri ragazzi, affibbiando loro alternativamente l'epiteto del 'Azzurro' o del 'Bandiera Rossa' e, per tutto il viaggio, suole lamentarsi con l'autista per il percorso prescelto: "Angelo, hai sbagliato; e perché?"

Il suo degno compare Amedeo, giusto sul sedile di fianco, ripete indiscriminatamente ai compagni: "Ha detto che sei un bel ragazzo" rifiutandosi però di specificare il soggetto. Gli piace invitare i viaggiatori nelle discoteche più note della Versilia, offrendo anche passaggi sulla sua ipotetica auto privata. Quando non è in vena, mostra le corna con disinvoltura, ma, di solito, snocciola proposte di matrimonio a chi gli càpita a tiro, specialmente a Sara, che è la chiacchierona del gruppo. A Sara piace lanciarsi in infiniti monologhi privi di senso sugli ultimi avvenimenti occorsi al vicinato.

Poi c'è Deborah, una brunettina dolcissima e molto timida, sinceramente affascinata da tutti i maschi in generale. Sfoggia sempre un affettuoso sorriso e apre bocca quasi solo per dire: "Bello uomo!", ogni volta che qualcuno le chiede se le piace questo o quel ragazzo.

Naomi, al contrario è una ragazzona riservata e silenziosa, molto triste e arrabbiata proprio con tutti i maschi in generale, ai quali non rivolge mai la parola, o, meglio, il grugnito. Con lei in giro, occorre stare molto attenti a non far menzione delle violenze che ha subìto o dell'aborto a cui è stata costretta, perché la vergogna la fa letteralmente infuriare; può diventare molto aggressiva o continuare a mimare il gesto del cullare un bambino per il resto della giornata.

Penelope è una ragazza down e autistica ed è lei a fare il bello e cattivo tempo sul pullmino. Quand'è di buon umore, passa tutto il tempo del tragitto da casa sua al Centro Diurno mugolando continuamente. Quando invece è di cattivo umore piange, strepita e picchia gli altri. Allora gli operatori, gli obiettori e, qualche volta, anche l'autista, devono interrompere quel che stanno facendo e tamponare le sue intemperanze.

Poi ci sono io, Antonio, che con gli altri c'entro poco o nulla. Non posso andare al Centro Diurno con loro, perché ho la tetraparesi spastica e sono bloccato su una sedia a rotelle. Le mie braccia e le mie gambe sono rattrappite e la mia faccia mostra un'espressione grottesca, a causa degli occhi quasi letteralmente fuori dalle orbite e della mandibola serrata che non riesco a governare. Frequento un altro Centro, un po' buio e dove non si gioca mai, ma, poiché abito nelle vicinanze dei loro paesi, con loro condivido il viaggio.

Purtroppo puzzo moltissimo e i ragazzi ogni tanto se ne lamentano. Sudo esageratamente e ho spesso i capelli unti. Qualche volta mi faccio i bisogni addosso e può succedere che al Centro non mi puliscano, magari perché sta per arrivare il pullmino a prendermi. Ogni tanto succede invece che me la faccio addosso proprio sul pullmino e non mi puliscono finché non arriviamo al mio Centro (o a casa). Ormai sono abituato e neanche me ne vergogno più. Quando qualcuno mi parla io sono felice e, raramente, può succedere che ci sia chi capisce che, per quanto il mio deficit sembri più grave di quello degli altri ragazzi del pullmino, invece la mia intelligenza è molto superiore alla loro.

Quando mi parlano, io cerco di rispondere; tendo i muscoli del collo per tentare di prendere il controllo delle corde vocali, protendo la testa in avanti più che posso, verso il mio interlocutore (per fargli intendere che ce l'ho con lui) e urlo con quanto fiato ho in gola. Poi, lo so, mi esce sempre lo stesso monotono verso: "Ka!", neanche tanto forte. Dopodiché mi rilasso, e sembro proprio un pallone che si sgonfia piano piano.

Quando l'autista mi chiede qual è il mio modello di auto Ford preferita, io rispondo "Ka!" e ridiamo insieme. Io mi sforzo di ridere, anche se riesco solo a emettere uno strano suono gutturale e qualche volta rischio anche di cadere dalla carrozzina, ma non mi importa, perché vorrei che tutti quanti capissero che io sto ridendo con loro.

Non sempre rido, però. Qualche giorno fa i miei compagni del pullmino hanno passato un po' di tempo con alcuni bambini della scuola elementare e hanno fatto dei giochi insieme. Io stavo un po' in disparte e i bambini non parlavano con me, forse perchè gli facevo un po' paura (o un po' schifo). Il nuovo obiettore di coscienza, quel ragazzo dai capelli lunghi che è arrivato due mesi fa, è andato dai bambini e gli ha detto di venire a giocare un po' con me, ma uno di loro ha replicato: "Che ci andiamo a fare a parlare con quello lì? Lo vedi in che stato è, quello non capisce niente!"

Anche se ci sono abituato, mi è venuto un po' da piangere e ho visto che stava venendo da piangere anche all'obiettore. Allora ho cercato il suo sguardo, ho allungato il collo (e gli occhi mi stavano esplodendo fuori dalle orbite), gli ho sorriso e gli ho detto, più forte che potevo: "Ka!". L'obiettore mi ha capito, e mi ha sorriso anche lui.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Quante appuntite e infallibili frecce nella tua faretra!
Complimenti.

M.

Anonimo ha detto...

M. di prima non ero io, ma lo sono adesso.
Già piove, poi te ne esci tu co 'sta storiella... ammazza che magone...
e dire che la Ka mi faceva ridere una volta (Ka catalitica...)
'rtacci tua... cmq complimenti
M. (arcello)

P.S: ma 'sto sottostante e benedetto "verifica parola" è proprio necessario per lasciare un commento. Già il tuo blog è surreale, poi mi ritrovo pure a scrivere "sdiapxr"...
P.P.S: proprio un bel nome per una figlia "sdiapxr"...

Andrea Colombo ha detto...

Cazzarola...

Raccogli questi racconti in un libro:
"Brevi immagini di quotidiana sofferenza"... un titolo che mi viene in mente di getto e che ti suggerisco.
Conosco "qualcuno" che potrebbe aiutarti a pubblicarli.

Anonimo ha detto...

Caro Andrea, mi hai tolto le parole di bocca.
Fatevi sotto, ragazzi!

M. (la prozia, naturalmente).

DuDu ha detto...

Porco demonio Joseph, che bel racconto! Per la prima volta i tuoi personaggi mi sembrano reali e palpabili e non di fantasia. Complimenti.

bertinik ha detto...

concordo! ... peró, per favore, non intitolarlo "Brevi immagini di quotidiana sofferenza" I tuoi racconti sono troppo complessi e grotteschi e amari e ironici per limitarsi alla sola sofferenza!
... mica devi pubblicarli in Olanda!


twxpci ... PCI. ... ah ...

Andrea Colombo ha detto...

Beh... ok... sara' il momento storico che mi fa prendere certe direzioni.
Le caratteristiche elencate da bertinik sono davvero tutte presenti nei racconti di JP, ma continuo a pensare che il titolo sia quello giusto... eppoi mi e' uscito di getto, e nonostante NON SIA sempre una cosa furba agire d'impulso, in questo caso potrei sbilanciarmi e confermare il mio suggerimento (perche' - comunque - di semplice suggerimento si tratta)

Anonimo ha detto...

Sono rimasta senza parole. Sono tanti anni che ti conosco ma con questo racconto ho scoperto un Josef "diverso", meraviglioso. Sono rimasta senza parole.
Ho pianto. Grazie per queste emozioni.

Josef Pohm ha detto...

Un grazie davvero sentitissimo. Siete tutti troppo buoni!