Era la più anziana della sua cerchia di amiche e anche l'unica che si proclamasse vergine, suscitando invero qualche dubbio e, in sua assenza, pettegolezzi e lunghissime discussioni. Diceva anche di aver passato il punto massimo di sopportazione, quindi, ci teneva a sottolineare, che gli aspiranti si facessero avanti presto o accettassero il rischio di portare a casa un prodotto, se vogliamo, degradato.
Eravamo diventati amici simbiotici. Lei mi faceva da cicerone nelle mie quotidiane escursioni per i Castelli Romani, con la speranza che, sapendola regolarmente a passeggio accompagnata da un giovanotto, i possibili corteggiatori si allarmassero e si decidessero a rompere gli indugi. In cambio io le insegnavo un po' di matematica per un concorso, cose semplici che però lei non era quasi mai in grado di comprendere, soprattutto perché si distraeva di frequente ponendomi una quantità esasperante di domande sulla pratica del sesso, che, come detto, stava rapidamente soppiantando la ricerca del fidanzato tra le sue priorità.
Ogni tanto incontravamo i suoi amici, ai quali raccontava, entusiasta, di come io fossi il più grande esperto di 'Matematica & Sesso' esistente sul pianeta, così creando un supplemento di ilarità, illazioni e anche un po' di serpeggiante interesse nei riguardi di quel venticinquenne appena arrivato ma comunque destinato a breve ad andarsene per sempre.
Un sabato sera in un pub di Genzano, si era riunito il gruppo al completo e si respirava un'aria un po' frizzantina. Mi pareva che nella compagnia andassero via via isolandosi delle coppiettine che tendevano ad indulgere al corteggiamento e che per qualcuno la serata si facesse promettente.
Alla mia sinistra sedeva una simpatica Rossa diciottenne che, fin dall'inizio, avevo identificato come di gran lunga la più appetibile del gruppo. Per una serie di motivi che ometterò per decenza, la ragazza iniziò a farmi delle avance piuttosto esplicite (le quali anche ometterò per decenza), che mi diedero l'inequivocabile sensazione che la serata ormai si stesse mettendo benissimo anche per me.
All'una l'assemblea fu sciolta e, tutti coloro che si erano accoppiati se ne andarono per proprio conto, senza tenere in alcun riguardo la discrezione. Per quanto riguarda me invece, la Rossa, novella Cenerentola, mi spiegò che purtroppo doveva immediatamente correre a casa, giustificandosi con la necessità di rientrare prima di mezzanotte per evitare di essere punita. Ovviamente la cosa mi lasciò con un palmo, per così dire, di naso.
A seguire, mi si avvicinò la Bionda che mi chiese se avessi voglia di fare ancora un giro prima di tornare a casa e, sovrappensiero, le risposi di sì. Con mia sorpresa, mi fece fare un lungo tour per la campagna che terminò, nel bel mezzo del nulla, davanti ad un cancello che serrava l'ingresso di una fattoria abbandonata. Come sempre, si iniziò a parlare del più e del meno.
Passato qualche minuto, se ne uscì con un: "Meno male che sei così serio, Iosè, perchè io stasera 'na pomiciata m'a sarebbe puro fatta...", che mi mise un po' in imbarazzo.
Da un lato avevo da risolvere il problema del palmo... di naso, che, com'è notorio, spinge a fare cose che sovente, a bocce ferme, poi si fa fatica a confessare. Dall'altro però, la ragazza ormai era una buona amica, poi c'era la presunzione di verginità, e infine c'era pure il pretendente, poverino, che ogni volta che mi incrociava abbassava gli occhi e non mi pareva meritevole dargli un dolore. Vedendomi ancora esitante, la Bionda tentò di rassicurarmi, puntualizzando che comunque non pianificava assolutamente di incastrarmi.
"Che poi, io e te, Iosè, nun se potemo propio fidanza'..."
"Nun potemo?".
"No".
"Ah, ecco".
"Perché, sinnò, staressimo sempre a scopa'".
Eh, già: 'staressimo'. Era il 1996, ma ricordo come fosse ieri. Quello 'staressimo' mi salì su per il nervo acustico, si allargò per tutto il cervello e da lì si propagò all'intero sistema nervoso periferico sotto forma di un brivido gelido che prese possesso completo della mia volontà e mi spinse, all'istante e quasi in stato di trance, ad avviare il motore e riaccompagnare immediatamente la stupefatta ragazza a casa guidando come un automa, dopo aver appena biascicato un: "No. Nun potemo propio".
Quello che imparai è che talvolta non può esistere alcuna pratica, laddove non ci sia sufficiente grammatica.
Purtuttavia sono in debito dell'epilogo. Qualche giorno dopo, la Bionda mi confessò di essersi risolta ad accettare la corte del suo pretendente storico, ma di temere che questi non si sarebbe più fatto vivo, adesso che tutti spergiuravano che avessimo trascorso la notte insieme. Così andai a parlargli; mi parve sinceramente credermi ed essermi addirittura riconoscente. Si fidanzarono da lì a poco e ci tenne a farmelo sapere. Allo stesso modo, tentai anche di andare a riprendere il discorso interrotto con la Rossa, che, al contrario, trovai davvero infuriata e niente affatto disposta ad ascoltare quanto avessi da dire.
1 commenti:
bentornato, accidenti.
bentornatissimo!
é sempre un piacere.
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